Geologia
Ci troviamo in una zona pianeggiante, depressa, posta tra i Monti Pisani e le colline delle Cerbaie, in una posizione strategica frequentata fin da epoca preistorica, ove l'influenza dell'uomo ha lasciato segni notevoli nel continuo intrecciarsi di vicende naturali e storiche.
La prima cosa che si nota è il netto divario tra i monti e la pianura: in pochi chilometri si passa dai quasi mille metri sul l.m.m. del M. Serra ai 6 metri di talune zone del padule. Tale fenomeno va riportato a circa 20 milioni di anni fa, in un quadro geografico un po' diverso dall'attuale: le zone più elevate dei Monti Pisani e del Monte Albano a Est tendono a sollevarsi, isolando ulteriormente la fascia compresa fra questi rilievi, che era già una depressione e che inizia ad abbassarsi e a consentire l'accumulo di sedimenti marini o continentali in funzione delle trasgressioni o regressioni marine. Soltanto intorno ai due milioni di anni fa in questa regione si instaura una situazione simile all'attuale, dal momento che la zona viene occupata da un vasto bacino lacustre, circondato completamente da rilievi (a Nord le Pizzorne e le Apuane, ad Est Il Monte Albano, a Sud le colline livornesi, ad Ovest i Monti Pisani). Ma dal Pleistocene medio inizia un movimento di sollevamento che dà progressivamente origine alla dorsale delle Cerbaie, una serie di colline che divide il grande lago originario in due, quello di Bientina e quello di Fucecchio. Nel padule arriva poi, anche il fiume Serchio: esso scorre incassato fino a Ponte a Moriano, qui trova la pianura di Lucca ed una sorta di percorso privilegiato che lo incanala nella depressione del Bientina, magari in occasione di piene eccezionali. In tal modo il Serchio diventa l'immissario del lago, presumibilmente intorno ai 40-50.000 anni fa, come pure l'emissario, dal momento che questo fiume confluiva nell'Arno all'altezza di Calcinaia. L'Arno è, però, già un fiume molto importante, con un grande bacino imbrifero, inoltre raccoglie anche le acque del fiume Era, che proviene dalle colline volterrane e trasporta notevoli quantità di materiali argillosi, pertanto le sue alluvioni finiscono per impedire lo scolo del Serchio in Arno, dando origine al lago che è giunto fin quasi ai nostri giorni.
Com'è possibile ricostruire il susseguirsi di queste vicende? Oggi vediamo una zona pianeggiante intensamente coltivata e regolata da canali, dell'antico lago cosa rimane? e come è possibile affermare che il Serchio avesse un percorso completamente diverso dall'attuale? Un valido aiuto ci viene fornito dai sondaggi geologici effettuati che hanno portato alla luce terreni argillosi e torbosi, indice di una zona occupata da un lago e che quindi consentiva la deposizione di materiali fini quali le argille e la presenza di vegetazione palustre che dà origine alla torba. Su di essi si trovano livelli a ciottoli, sicuramente fluviali a causa del loro arrotondamento, e portati dal Serchio, in quanto di provenienza apuana. Quindi di nuovo delle argille, che rimandano ad una seconda fase lacustre.
Archeologia
Un ulteriore contributo alla ricostruzione cronologica delle vicende ci viene dall'archeologia, o meglio, dai reperti rinvenuti in questa zona che abbiamo detto essere stata abitata fin dal paleolitico medio, come testimoniano alcuni frammenti di industria litica musteriana. Ad Orentano è stata trovata una piroga di quercia, datata alla tarda età del bronzo o alla prima età del ferro, il lago quindi esisteva già, se pur la sua estensione era soggetta a variazioni e, presumibilmente, limitata all'area orientale.
La zona del Bientina si colloca, comunque, in una posizione privilegiata a cavallo fra l'area di influenza etrusca ed il mondo ligure. I numerosi insediamenti protoetruschi ed etruschi posti lungo l'antico alveo del Serchio indicano come i corsi d'acqua costituissero una via preferenziale di penetrazione per i commerci dell'Etruria centrosettentrionale: attraverso il Serchio verso Lucca ed i Liguri Apuani, con la Garfagnana e di qui verso la pianura Padana; attraverso l'Arno, o meglio, i suoi affluenti Era e Elsa, con Pisa, Volterra e l'Etruria.
La presenza etrusca è testimoniata dalle necropoli di Ponte del Tiglio, costituite da tombe a ziro, mentre resti della centuriazione romana, rintracciabili nella pianura di Lucca, non si rinvengono mai nella zona del Bientina, probabilmente ancora a prevalente influenza etrusca.
E' presumibile che in epoca romana la configurazione idrografica del Serchio fosse tale che questo fiume, a marcato regime torrentizio e quindi soggetto a frequenti piene, finisse nel lago di Nozzano e di qui, attraverso la strettoia di Ripafratta, lambisse i Monti Pisani ed arrivasse in Arno a Nord di Pisa, ma dovesse avere un ramo principale diretto nel Bientina, più o meno attivato durante piene eccezionali, come indicano i toponimi tuttora in corso per i corsi d'acqua più recenti: Ozzeri, Ozzeretto, Esare, Serezza, Elseretta, di derivazione etimologica da Auser. "Auserculus", piccolo Serchio, era il ramo di Nozzano, che diventerà il principale; "Auser isola" era l'antico nome di Vicopisano, chiara indicazione che questo borgo fortificato era un'isola sul Serchio, o meglio, la sua cinta muraria era difesa da un fossato alimentato da canali provenienti dal Serchio del Bientina.
In tale situazione idrografica, sempre a cavallo fra pericoli di piene ed inondazioni, con aree a notevole ristagno d'acqua e malariche, iniziano gli interventi di bonifica, volti a migliorare le caratteristiche agronomiche dei terreni, ma soprattutto a tutelare i centri abitati dalle inondazioni. Il problema idraulico principale era quello di favorire il deflusso delle acque del lago verso il mare, problema di non facile soluzione a causa delle piccola energia di rilievo della zona: il livello delle acque del lago era nel 1850 di 10 m sul l.m.m., con una profondità massima di meno di 3 m. I progetti, susseguitisi nel tempo e più o meno caldeggiati dai diversi governi interessati, erano di costruire un emissario del lago verso Sud in Arno e/o, verso Nord nel Serchio. La prima politica idraulica razionale si deve ai Medici, che nel 1559 provvedono alla rettifica dell'Arno a San Giovanni alla Vena, con il taglio del meandro si accorcia il percorso del fiume e se ne velocizzano le acque, favorendone il deflusso verso il mare. La repubblica di Lucca, dal canto suo, aveva provveduto al fosso Serezza che drena le acque da Cascine di Buti a Vicopisano ed al canale Ozzeri-Ozzeretto, il quale per altro, ricalcava il percorso di un ramo del Serchio: staccandosi da Ponte a Moriano, arrivava fino alla Pieve San Paolo ove piegava (la pieve era detta in gurgite, proprio per il gorgo che facevano le acque), entrava a Lucca e da qui si divideva in due, una parte diretta verso Ripafratta nell'Ozzeri e un'altra verso Bientina prima nel canale Ozzeretto e poi nel canale Rogio. I lavori di bonifica si susseguono nel tempo e comprendono anche la realizzazione nel 1757 di un grande canale che raccoglie le acque del Rogio e del Navareccia, o canale di Altopascio, che arrivava alle chiuse di San Giovanni alla Vena, detto "Canale Imperiale" in onore dell'imperatore d'Austria Francesco I di Lorena, granduca di Toscana. Ma, nonostante il Canale Imperiale, nel 1768 si ebbe una grande piena dell'Arno e del Serchio con la conseguente inondazione della zona; viene, pertanto, sempre più caldeggiato il progetto di far defluire completamente le acque attraverso una "botte" che ne consentisse il passaggio al di sotto dell'Arno. La prima idea era stata dell'ing. Giuliano Ciaccheri del 1699, il quale aveva parlato di un "fognone" da costruire sotto l'alveo dell'Arno fino a Livorno ed il termine "botte" rimarrà ad indicare una galleria sottofluviale dalla volta ad arco. Le notevoli difficoltà tecniche ma, soprattutto i notevoli costi dell'operazione, fanno slittare il progetto fino al 1852, quando il granduca Leopoldo II affida l'incarico dell'opera all'ing. Alessandro Manetti, un vero e proprio esperto nel settore, con un lungo curriculum di realizzazioni idrauliche in Toscana. Nel corso della realizzazione dell'opera si dovette far fronte a numerosi inconvenienti: dalle infiltrazioni di acqua, alla fuoriuscita di gas, alla frana del terreno di fondazione. Il corso dell'Arno venne temporaneamente deviato, fu costruita a 8 m sotto l'alveo una palizzata di 25.000 pali di pino, sui quali venne impostato un reticolato di legname per un metro, base per la platea delle gallerie in muratura. Venne così realizzata a San Giovanni alla Vena una galleria a due luci lunga 255 m, con le volte di 4.70 m ed i muri spessi 3.50 m; i lavori terminarono nel 1859, con due anni di ritardo sui tempi programmati, ma con una spesa che rientrò benissimo nel preventivo iniziale: 3.418.138 lire toscane, contro le 3.920.325 previste nel 1842 (sic).
Le acque del Bientina, raccolte a Lucca dal canale Rogio, dalla fossa Navareccia ad Altopascio, confluenti nel canale Emissario, già canale Imperiale, passano nella botte, attraversano l'Arno, continuando il loro percorso nell'Arnaccio, un canale che presumibilmente ricalca il percorso di un antico ramo dell'Arno, fino a Livorno.
Vicende storiche
Il toscanismo "padule", derivato per metatesi da palude, ci introduce in un ambiente che riceve le sue connotazioni dalla presenza più o meno costante nel tempo dell'acqua. L'area del Bientina in senso lato era un tempo occupata da un lago chiamato "di Bientina" da pisani e fiorentini e "di Sesto" dai lucchesi, poiché molto forte era l'influenza della Badia di San Salvatore di Sesto, che si affacciava sul lago e che a lungo ne rivendicherà la proprietà. La città di Bientina, pur non affacciandosi sul lago, riceverà privilegi imperiali fin dal Medioevo rispetto ai borghi limitrofi, forse perché i suoi abitanti erano legati più di altri all'economia del lago, e conserverà la sua importanza al punto da lasciare il suo nome alla zona, avendo, oltretutto, i monaci di Sesto venduto o rinunciato a gran parte dei territori della Badia.
Il bacino lacustre, una volta prosciugato in via definitiva, diviene nella seconda metà del XIX secolo sede di attività agricola con la sistemazione tipica lucchese in piccole “coltre” di 4.000 metri quadrati delimitate da fosse di scolo, filari di pioppi, salici, olmi e anche di viti. Ampie zone, soggette a periodici allagamenti, rimasero tuttavia a prato umido per la produzione di foraggio o per il pascolo.
Con l’avvento della meccanizzazione in agricoltura, il paesaggio viene trasformato: spariscono i filari e le siepi, gli appezzamenti aumentano di dimensione e le colture tradizionali sono sostituite dalla monocoltura di mais. L’impiego sempre più massiccio dei diserbanti e degli insetticidi contribuirà poi al definitivo impoverimento dell’agroecosistema.
Il Bottaccio, per la sua natura di cassa d’espansione, non è mai stato messo a cultura e lasciato in una condizione seminaturale. Le attività produttive si sono limitate alla selvicoltura, con un governo a fustaia per la farnia e a ceduo per l’ontano, e allo sfalcio periodico dei prati umidi.
L’ultimo intervento di taglio è avvenuto a metà degli anni ‘80 e ha purtroppo asportato gran parte del soprassuolo, che richiede, adesso, oculati interventi di ripristino.
Un’intensa attività venatoria ha sempre interessato l’ambiente palustre del Bottaccio e, pur ormai spogliata di qualsiasi tradizione e cultura, continua ancora oggi con frequenti atti di bracconaggio.
Geology
We are in a flat depressed area located between the Monti Pisani and the hills of the Cerbaie, in a strategic position settled since prehistory, where the human influence has left its considerable marks during the continuous natural and historical events.
The first thing we notice is the difference between the mountains and the plain: in a few kilometers we pass from 1000 metres on the sea level of the Monte Serra to the 6 metres of certain wet areas. This phenomenon began 20 millions years ago in a geographical context quite different from the present: the highest areas of Monti Pisani and of Monte Albano, toward east, tended to rise, isolating the area, already quite depressed, comprised between the mountains. This area began to lower further, allowing the accumulation of marine and continental deposits that related alternatively to regressions or advancements of the sea. This area became similar to the present one only two millions years ago, when it was occupied by a vast lake entirely surrounded by mountains (Pizzorne and Apuane toward north, Monte Albano toward east, the hills of Livorno toward south and the Monti Pisani toward west). From the medium Pleistocene, an uprising movement began to create the ridge of the Cerbaie, hills that divided the original lake in two parts: the lake of Bientina and the lake of Fucecchio. In the wet areas also runs the river Serchio: it runs to Ponte a Moriano, in the plain of Lucca, and follows a privileged route to Bientina, especially during overflows. In this way the Serchio river became the tributary lake, presumably around 40-50.000 years ago and the emissary of the Arno river into which it flows in the area of Calcinaia. The Arno river is a very important river with a huge rain-collecting capacity. The Era river converges into it as well, running from the hills of Volterra with abundance of clay sediments. Its overflows prevent the Serchio to run into the Arno, supporting the creation of the lake.
How is it possible to reconstruct the course of these events? Today we see a flat area intensely cultivated and crossed by irrigation channels, but what does remain of the ancient lake? And how is it possible to affirm that the Serchio river followed a route completely different from the present one? Geological researches have discovered clay and peat, clues that make clear the presence of a lake that allowed the deposit of thin materials such as clay and whose marshy vegetation permitted the creation of the peat. Over these are layers of pebbles, very rounded and for that reason surely fluvial, carried by the Serchio river that ran from the Apuane. Over the pebbles we find other clay that dates back to a second marshy phase.
Archaeology
Another contribution to the chronological reconstruction of the events derives from archaeology or, is better said, from the findings discovered in this area human-settled since the medium Paleolithic, as testified by fragments of lithic-musterian industry. A piragua made of oak that dates back to the late age of bronze or the early age of iron has been discovered in Orentano, thus attesting the presence of the lake whose extension was subject to variations and, presumably, restricted to the eastern area. However, the area of Bientina is located in a privileged position among a zone of Etruscan influence and the one dominated by the Ligurian. The numerous proto-Etruscan and Etruscan settlements situated along the original bed of the Serchio river indicate how the river was the preferential route for the commerce of the central and northern Etruria: via Serchio, toward Lucca and the Apuani Ligurian, via Arno, Era and Elsa toward Pisa, Volterra and Etruria.
The Etruscan presence is attested by the necropolis of Ponte del Tiglio, constituted of jar tombs. Findings related to the Roman presence however, discovered in the plain of Lucca, have not been found in the area of Bientina, probably dominated only by the Etruscan.
It is presumable that, in the Roman age, the hydrographic configuration of the Serchio river was such that the river, because of its torrential nature subjected to frequent floods, ended in the lake of Nozzano and through the bottleneck of Ripafratta, ran along the Monti Pisani and reached the Arno river north of Pisa. It is also thought that it probably had another main branch, activated by the floods, that converged to Bientina, as indicated by the still existing water courses’ names of Ozzeri, Ozzeretto, Esare, Serezza, Elseretta, ethimologically deriving from Auser. “Auserculus”, small Serchio, was the branch of Nozzano that will became eventually the main branch; Auser Island, was the original name of Vicopisano, clear indication that this small fortified hamlet was an island on the Serchio river, or most likely that its fortification walls were defended by a moat alimented by the waters of the Bientina Serchio.
In such a hydrographic set up, continuously subjected to floods, with marshes and malarial wet lands, the drainage interventions began to take place, oriented to improve the agronomic characteristics of the soil, but above all, to protect the inhabited dwellings from the floods. The major hydraulic problem was to favor the outflow of the lake waters to the sea; problem of not easy solution given the very poor height of the area: the lake waters in 1850 were at only 10 metres above the sea level with a maximum depth of 3 metres. The projects of the period, more or less supported by the various governments, were to build an emissary toward south to the Arno River or toward north to the Serchio river. The first rational hydraulic intervention is carried out by the Medici in 1559 and consisted in modifying the Arno in the area of San Giovanni alla Vena. A meander of the river was cut thus making it shorter with water speeding faster toward the sea. On the other side, the Republic of Lucca, had already constructed a ditch in Seravezza for the drainage of the waters from Cascine di Buti to Vicopisano and to the Ozzeri-Ozzeretto channel , which ran along the same course of a former branch of the Serchio: leaving Ponte a Moriano, it arrived to Pieve San Paolo, here it bent (the parish was called ”the whirlpool” because of the whirlpool made by the water) , entered Lucca and from here separated into two branches, one directed toward Ripafratta in the Ozzeri and the other toward Bientina, before the Ozzeretto channel and then in the Rogio channel. The works for the drainage went on for a long time and also see the construction, in 1757, of a big channel dedicated to the collection of the waters of the Rogio and the Novareccia ( Altopascio channelv) that reaches the locks at San Giovanni alla Vena, also called Imperial Channel in honour of the Austrian Emperor Francis I of Lorena, grand duke of Tuscany. However in 1768, even with the Imperial Channel, a huge flood of the area caused by the Arno and the Serchio made the people of the time warmly support a project that would have all the waters completely flow in a “botte” (“barrel”) underneath the Arno. The first idea belonged to Eng. Giuliano Ciaccheri back in 1699, who had spoken of a “big sewer” to be built under the riverbed of the Arno all the way to Livorno. The name “botte” (“barrel”) remained to indicate an underground arch-vaulted gallery, running underneath the riverbed. The numerous technical difficulties and, above all the exceptional cost of the operation, were such that the project was postponed to 1852, when the grand duke Leopoldo II assigned it to Alessandro Manetti, an expert in the field with a long curriculum of hydraulic achievements in Tuscany. During the realization of the project , the difficulties encountered were not few: water infiltrations, gas emissions and landslide of the ground on which the building was taking place. The course of the Arno river was temporarily deviated, 8 meters underneath the riverbed was erected a palisade made of 25.000 pine poles on which a wooden grid was to be the base of the brickworks. At San Giovanni alla Vena a double gallery was built 255 meters long, with vaults 4,7 meters high ad walls 3,50 meters thick. Works were terminated in 1859, two years late on the programmed time, but with a cost that fully matched the estimated costs of 3.418.138 Tuscan Liras against the 3.920.325 Tuscan Liras estimated in 1842.
The waters of the Bientina, collected in Lucca in the Rogio channel, in the Navareccia ditch in Altopascio, directed in the Emissario channel (former Imperial channel), pass underneath the riverbed in the “botte”, cross the Arno river and continue to flow in the Arnaccio, a channel that presumably was a former course of an ancient branch of the Arno river and finally end up in Livorno.
Historical background
The tuscanism “padule” a metathesis derivation of “palude” (swamp) clearly indicates an environment strongly affected by water. The Bientina area was once occupied by a lake called by Pisans and Florentines “of Bientina” and by the Luccans “of Sesto”, due to the strong influence of the village Badia di San Salvatore di Sesto, overlooking the lake, and which in the long run asserted its rights on the lake itself. The town of Bientina, even if not overlooking it, had received imperial privileges on the lake since the middle ages because its inhabitants were tied very strongly to the economical resources of these waters. The importance of the town of Bientina will survive during the centuries, while the monks of Sesto sold or renounced to great part of the territory of the abbey, to the point that the whole area still maintains it at present.
The lake basin, once completely drained, in the second half of the XIX century, was characterized by agricultural activities arranged in the typical luccan “ coltre” style (blanket) of lots of 4000 square metres delimitated by drainage ditches, rows of poplars, willows, elms and vineyards. Many areas subjected to floods, remained however just fields for the production of forage or just for pasture. With the advent of mechanization in agriculture, the landscape is transformed: the rows and edges disappear, the lots increase their size and the traditional farming give place to the monoculture of corn. The increasing use of herbicides and insecticides will contribute to the progressive impoverishment of the agro- ecosystem. The Bottaccio has never been used for agriculture and has always maintained its original semi-natural nature. Production has been limited to timber, mainly alder and to the periodical cut of the fields. Another activity carried out, throughout time, in the swamp area of the Bottaccio is hunting and it continues still at present, with frequent acts of poaching.
English version